“Non è tutto IoT quello che luccica”

” Non è tutto IoT quello che luccica”

Le tecnologie IIoT ( Industrial Internet of Thing)  ed Industry 4.0 hanno una potenzialità enorme che non è ancora stata compresa dalla maggior parte delle aziende italiane. Stiamo parlando di un cambiamento epocale grazie a tecnologie già consolidate da tempo in ambiti non industriali e di altre nuove che vanno progressivamente aggiungendosi.

Cosa significa in parole povere?

1.    Aumentare la qualità di ciò che produciamo rendendo la nostra azienda più competitiva ed in grado di affrontare il mercato globale dei prossimi anni.

2.    Risparmiare un sacco di soldi accedendo ad un mondo OPEN, lasciandoci alle spalle soluzioni di automazione lobbistico-proprietarie.

Come in tutti i grandi momenti epocali è però importante stare attenti ai ” furboni del quartierone” perché questi sono i momenti in cui chi ci sa fare, tenterà sempre di guadagnarci il più possibile dando semplicemente una ritoccatina” a ciò che ha già pronto in casa per riciclarlo sotto la nuova bandiera marketing dell’ INDUSTRY 4.0

L’Hardware intelligente di automazione è al ribasso da anni e lo sarà sempre di più. Oggi comperiamo a circa 300€ PLC di primaria marca che solo pochi anni fa pagavamo 800-1000€ .  Per anni abbiamo strapagato tecnologie proprietarie e blasonate a suon di royalties.

Oggi c’è la reale possibilità di incrementare notevolmente l’efficienza e la qualità degli impianti e delle macchine  e di conseguenza dei prodotti che con essi si producono spendendo il giusto.

 

“Non è tutto IoT quello che luccica”

In questo momento c’è’ l’idea diffusa che sia sufficiente un Software con qualche pagina grafica visualizzabile anche  da remoto per essere in un sistema IIoT e coglierne i vantaggi.

Iniziamo con alcune affermazioni:

  • Non è assolutamente detto che sia sufficiente inserire uno Scada nella nostra architettura per fare IIoT!
  • Molti software Scada cosiddetti  “web-oriented” non  sempre sono sinonimo di  IIoT !
  •  Tirare in ballo un CLOUD e metterci qualche dato sopra con architetture Client-Server non è fare IIoT !

Quest’ anno in Italia con molti di questi dispositivi potremmo anche  portarci a casa qualche super-ammortamento ma per cortesia …. andiamo ……qui stiamo parlando di una rivoluzione epocale non posso pensare che un imprenditore medio italiano abbia una visione così a breve termine!

Certo i software di supervisione industriale si sono parecchio evoluti, ci danno la possibilità di visualizzare dati e cruscotti attraverso smartphone e palmari, si sono arricchiti di “Gadget”  web e si sono dotati del marchietto IoT o Industry 4.0 ma fondamentalmente molti di essi sono strutturati ancora con architetture CLIENT-SERVER.

  • L’architettura Client-Server è l’antitesi dell’ IIoT anche se fatta attraverso un cloud!
  • IIoT non significa semplicemente “estendere” le funzionalità di un sistema Client-Server.

Se vogliamo capire veramente cos’è IIoT incominciamo a parlare di tecnologia “push”  e di vera “Interoperabilità”.

L’ Interoperabilita’ è purtroppo un termine spesso abusato. La  vera interoperabilità è basata su architetture “push” ed approccio orizzontale ai dati.

Per comprendere meglio:

nel caso di vera interoperabilità  i datapoints ( dati) che vengono pompati (push) in cloud  possono venire utilizzati da diverse logiche (in parallelo) senza dovere accedere a nessuna “API” del back end.

Ci sono soluzioni Scada “cloud-oriented” che costringono comunque a passare da API del back end del fornitore che tradotto vuol dire :

  • Legarsi indissolubilmente al fornitore del servizio (che diventa il vero padrone dei nostri dati)
  • Difficile gestione della Security. Questa architettura può aprire la porta a veri disastri in termini di sicurezza informatica. Quando qualcuno ci mostra che cliccando su una pagina HTML vai ad attuare qualcosa in un sito remoto, dovrebbero anche spiegare cosa avviene veramente dietro. Non è un caso che taluni che propongono sistemi IoT  basati su architetture client-server mostrino anche un po’ di teoria sui firewall nei loro siti.
  • Dati spacciati per real time che non lo sono. Le frequenze di campionamento che si possono notare su certe demo WEB inducono a pensare ad un sampling innescato sul versante back end che,  tra l’altro,  è relativamente semplice da ottenere su router GPRS (non è un caso che si ponga spesso l’accento su collegamenti GPRS).
  • Dal punto di vista della rappresentazione intera del dato si nota sempre il solito approccio flat (lista di sensori/attuatori) con una serie di piccole interfacce che sembrano studiate ad hoc per il tipo di impianto che si va a “controllare”.

Con strutture client-server si possono al massimo affrontare scenari classici di remotazione di display e device (telemisura) e poco più, oppure scenari di manutenzione predittiva ma solamente su sistemi ad altissima inerzia.

Molto diverso è l’approccio orizzontale che aggrega dati da sensori che non necessariamente appartengono allo stesso “sistema”.

Molto spesso scegliamo soluzioni “as a service” a basso costo, apparentemente vantaggiose e ben confezionate, perché abbiamo pochi dati da gestire senza particolari esigenze di velocità di acquisizione e tendiamo a non capire che questa scelta ci può esporre a problematiche ben più grandi,  una tra tutte la sicurezza informatica.

Non sottovalutiamo le problematiche di Security che saranno uno dei temi principali dei prossimi anni, quello che ci sta succedendo intorno a riguardo del resto lo vediamo ogni giorno nei notiziari.

 

Non si acquista un’ auto più veloce solo per andare più veloce, la si acquista spesso per andare alla stessa velocità di prima ma in modo più comodo e soprattutto più sicuro.

 

Conclusioni

È necessario, in questo momento storico, cercare di capire cosa sta dietro alle soluzioni che ci propongono a marchio Iot & Industry 4.0.

Le competenze di cui possiamo avvalerci e che ci possano dare una mano in questo importante passaggio sono tante e sono già tutte  intorno a noi, basta saper guardare oltre le consuetudini; molto spesso queste competenze non sono necessariamente nomi altisonanti e blasonati, possono essere anche piccole start-up estremamente competenti che hanno voglia di crescere ed  innovare in perfetto spirito di condivisione.

Oggi nessun soggetto può essere competente su tutto. È importante cooperare,  unirsi, condividere, attingere per aggregare competenze.

Gli autarchici sostenitori del “ faccio tutto da solo”  saranno inevitabilmente destinati a fare ben poca strada.

 

Fare una rivoluzione per destituire dal trono “proprietarietà e royalties ” per poi affidarsi nuovamente agli stessi soggetti anche se con vesti diverse  significherebbe  veramente aver sprecato una rivoluzione.

Lascia un commento